prossima fermata?
- tonsofme

- Jan 26, 2025
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È una tradizione sufficientemente radicata quella di impegnarsi a inizio anno e stilare un elenco di buoni propositi per i trecentosessantacinque giorni a venire. Ebbene, per quanto questa usanza sia diffusa e ben consolidata in buona parte del globo, pare non aver attecchito granché in me. Ma non dovrebbe destar meraviglia che qualcosa di condiviso dai più non mi provochi alcuna attrattiva. In realtà, la spiegazione a questa mia mancanza di interesse nel (proposito di) “migliorarmi” nell’arco di un anno è piuttosto banale: ci ho provato, ma la mia sbadataggine arriva al punto tale che non solo mi dimentico di attenermi alle mie buone intenzioni, ma addirittura mi scordo di sceglierle quando si avvicina l’anno nuovo. Si potrebbe quasi supporre ch’io abbia un problema di concentrazione, o quantomeno di costanza (e, ahimè, su quest’ultima parte non posso, a ragione, dissentire). Molto probabilmente sono fuori fuoco sulla vita.
Potreste giustamente sottolineare che ormai febbraio è alle porte: il treno dei buoni propositi ha lasciato la stazione più di una ventina di giorni fa e viaggia a velocità sostenuta verso il primo passo per essere la versione migliore di noi stessi; non c’è modo di saltar su una carrozza in corsa. Quindi che senso ha riesumare questo argomento? Ormai se ne parla a fine dicembre, tra una fetta di panettone e un paio di nuovi calzini da aggiungere alla collezione natalizia. Purtroppo per voi che state qui a leggere, però, è una prerogativa del mio animo romantico intestardirsi su cose che, per ovvi motivi, non dovrei desiderare.
E così questa anonima serata di fine gennaio ha finalmente acquisito la sua connotazione: ora sa di novità, e di sfida. Perciò fate un bel respiro profondo e sedetevi comodi, possibilmente al calduccio (ma non troppo, altrimenti tra quattro righe vi sarete già addormentati); siamo ancora nel periodo “vorrei una tazza di cioccolata calda” perciò ve la consiglio, se invece credete di aver bisogno di qualcosa di un po’ più forte allora vi suggerisco un bel vin brulè (personalmente opterei per quest’ultimo).
Re-imparare a parlare.
Sia ben inteso: non sto facendo riferimento alla capacità di esprimersi in maniera corretta. Ho cominciato a parlare all’età di due anni (non precoce, se proprio volete), e mi risulta di essere tuttora in grado di farmi capire. Eppure parlare, ultimamente, è diventato più impegnativo che mai. E non intendo solamente fare discorsi complessi, ma mi riferisco anche al parlare delle piccole cose, condividere minuscoli pezzi di sé a parole. Mi sembra quasi di aver esaurito le cose da dire, come se nella mia testa ormai non ci fosse più nulla che sia abbastanza.
Quando ero una bimba non ero così: ero davvero una gran chiacchierona, piena di gioia, sempre a ridere con tutti. Non so quando io abbia cominciato a chiudermi a riccio, fino a non far trapassare più nulla. Mi domando se queste due versioni di me si siano conosciute a un certo punto, o se invece una abbia relegato l’altra da qualche parte, cancellandola. Però vorrei re-imparare un po’ quel sole, vorrei ritrovare quel senso di libertà, smettere di fare lo spettatore da bordo campo e buttarmi nella mischia, parlare senza pensarci troppo, parlare senza preoccuparmi che ciò che dico meriti di aver una voce, parlare e basta.
Respirare.
Ho passato gli ultimi anni a stare attenta a non far rumore, a confondermi con l’arredo, a respirare piano. Me ne sono preoccupata al punto tale da accorgermi che mi capitava di trattenere il fiato. Mi è stato concesso un temporaneo posto nel mondo, e forse è giunto il momento che io me ne appropri, a partire dal ricominciare a respirare a pieni polmoni.
Cercare e trovare il tempo.
Come se fosse qualcosa che si trova dentro agli ovetti kinder.
Corriamo in un mondo che corre a sua volta, e mentre tentiamo di stare al passo il nastro del traguardo si allontana sempre più mentre noi veniamo rallentati dall’ansia della mancanza di tempo. Forse, seduto da qualche parte, il tempo ci sta aspettando con tanta pazienza e una ciotola di bagigi da sbucciare; basterebbe volerlo trovare. Dopotutto il Tempo è un anziano signore con gli occhiali che ha capito della vita che val la pena fermarsi, fermarsi e farsi investire dalle cose che tutt’attorno a noi sfrecciano non rispettando il ritmo delle lancette dell’orologio. Vorrei riuscire a fermarmi: immobile a godermi un istante, irripetibile, in tutta la sua essenza. Vorrei farmi attraversare la mente da un pensiero soltanto, anziché da un caos di idee alla rinfusa perché “ho troppe cose da fare e non c’è tempo”. Vorrei stare a guardare il mondo che fugge attraverso le dita, impossibile da trattenere, senza preoccuparmi delle occasioni perdute e di quelle che perderò.
Ricordare.
A volte mi sembra di focalizzarmi in maniera eccessiva sulle cose, di imprimermele in maniera indelebile nella mente, per poi tornare a tormentarmi di tanto in tanto. Probabilmente è una questione di autocontrollo, aspetto su cui sono carente (ci sto all’incirca lavorando, attualmente non con i risultati sperati). È un bel problema per chi ha la tendenza a rimuginare, perché quando ci si incastra in un preciso momento poi diventa difficile riuscire a uscirne, e vivere la vita presente anziché continuare a rievocare quella passata. Ci sono cose belle, cose importanti, cose piene: arricchiscono senza incatenare alla memoria, offrono una spinta propulsoria verso il futuro, verso una vita di opportunità. Sono queste le tracce che voglio ricordare, quelle che non ti ancorano a terra, quelle che ti danno la forza di saltare più in alto.








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